MAMMOOTH 19/10/2006

Accorre il pubblico in massa a vedere il Mammooth ibernato tornato prepotentemente in vita. Il freddo dei ghiacci s’è sciolto completamente, la “bestia” è calda, scalpita, barrisce nel backstage del Circolo divenuto circo per l’occasione. È un Mammoth domato e ammaestrato da quattro uomini venuti dal futuro e da galassie psichedeliche situate tra la costellazione Pink Floyd e la supernova Mogway. È un pachiderma ipnotizzato dal suono delle armi musicali di abili pifferai magici che non devono incantare topi. Sul palco della serata Kick It!, abituato a suoni macchinosi, il beat elettronico lascia spazio alla batteria, il suono analogico prende il sopravvento su quello sintetico. Lo strumento sulla simulazione. La compostezza lascia spazio al sudore.
Le chitarre avvolgono. Le voci rimangono sospese, lì, a mezz’aria, come le emozioni. Il Mammooth dà un’ottima prova di sé. Barrisce nuovamente e gli scende una lacrima sulle note di “Gone”. Rimpiange un certo suono del suo passato nell’età del rock – della pietra –, ormai così lontano, ma con lui tornato alla ribalta.

MASSIMO ANDREOZZI

 

 

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